I giovani e la criminalità organizzata

I giovani e la criminalità organizzata

L’indifferenza è l’opportunismo di questa “Società Civile”, nei confronti dei giovani più sfortunati, è tale da scatenarli e spingerli ad essere assoldati dalla “criminalità organizzata”. Essi vengono plagiati, per non dire avvelenati dal potere e dal denaro, alla rincorsa verso l’altezzosità e la vanagloria. La loro devozione poi al loro “boss” è totale, fino alla morte, come se adulassero un dio per l’eternità, il quale, a sua volta, li trasforma in belve, in cani mastini feroci, costringendoli a sacrificare i loro veri ideali, la loro moralità e quel loro senso di giustizia, ancora in fase di maturazione. Devolvono, per così dire, la loro anima, i loro sogni, a un dio distruttore, rifugiandosi come pulcini sotto le sue ali, che promette loro, oltre al denaro, una prospettiva di vita fiorente e agiata.
Il loro ingaggio, in quell’ambiente malavitoso, è praticamente priva di ostacoli. Avviene attraverso quel frangente della loro vita, o meglio, della loro giovinezza gracile e fugace, attraverso cioè i loro sogni legati alla loro smania di esibire le loro doti, usualmente rigettate, senza ritegno, da questa “Società Civile” in cui viviamo. In sostanza sono giovani che, in un modo o in un altro, si sono sentiti giudicati malamente anziché capiti, si sono sentiti esclusi anziché apprezzati, per non dire abbandonati al destino di quella sporca strada, che conduce inevitabilmente alla criminalità, sempre da una collettività ipocrita e opportunista, cosiddetta puritana, che pensa prima ai propri tornaconti finanziari, anziché agli ultimi.
In merito a ciò, non nego che le rispettive associazioni culturali e benefiche, assieme ai politici e ai governanti, si carichino di ampollosi progetti e di parole sfarzose, ma sono solamente aria sopra aria, che va a gonfiare un inutile pallone, il quale poi, a sua volta, come di consueto, sarà destinato a scoppiare nel vuoto, lasciando il nulla, lasciando cioè, a questi giovani visionari, un buio e un vuoto apocalittico tale da renderli per forza una preda appetibile alla malavita.
In effetti, come si fa a non dubitare di questi progetti culturali a scopo benefico?
A rifletterci bene, è come se volessero consegnare volutamente questi giovani ai loro carnefici, o meglio, ai divoratori di anime, per non dire alla “criminalità organizzata”.
Non c’è che dire! Giudico davvero scandaloso questo disinteresse, così spudorato, da parte della classe dirigente di questa “Società civile”. Vorrei con tutto il mio cuore, nonostante io sia purtroppo alquanto scettico, che, almeno in questo, i politici e le associazioni culturali e benefiche, se ne rendessero conto. Ma dubito, poiché, come ho già ribadito più volte, l’ipocrisia regna nei loro propositi. Essi non vedono e non sentono! Essi sono accecati ed assordati, dall’ingordigia del profitto e del denaro, ovvero da un opportunismo vocativo e tendenzioso, oltre che scellerato.

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Adelio Vaquez